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Compravendite in aumento, ma valori in calo nel 2017
14 novembre 2018 A confermare questo, che è ormai un dato consolidato, si aggiunge il Consiglio Nazionale del Notariato con il suo Rapporto Dati Statistici Notarili (DSN), che prende in considerazione l’andamento del mercato immobiliare e dei mutui, oltre che degli atti di donazione e della costituzione di imprese, degli anni 2016 e 2017, considerando le transazioni eseguite appunto negli studi notarili in quel periodo. ANDAMENTO DELLE COMPRAVENDITE RESIDENZIALIPer quanto riguarda il mercato immobiliare, è del 6,79% l’aumento delle transazioni registrate fiscalmente nel 2017: si tratta di circa 863 mila unità, rispetto alle 808 mila del 2016. Se si guarda il solo dato delle compravendite di abitazioni, l’aumento nel 2017 diventa addirittura del 9,33% annuo, mentre l’acquisto di terreni edificabili segna un +12,93%. La maggior parte di compravendite immobiliari è convogliata verso il Nord (55,39% del mercato), mentre il Centro si attesta ad una quota del 18,23% (quota simile a quella del Sud) e le Isole si aggiudicano un 7,88% del mercato. AGEVOLAZIONI PRIMA CASADa notare il dato sulle agevolazioni prima casa: oltre la metà degli immobili abitativi è stata acquistata utilizzandole. Su 553.654 compravendite nel 2017 infatti, per ben 310.880 è stata richiesta l’agevolazione prima casa, richiesta soprattutto da persone fra i 18 e i 35 anni (il 39,66%). A diminuire nel 2017 sono i valori di queste compravendite. Se infatti il 2016 aveva registrato un valore medio superiore ai 148 mila euro, l’anno successivo tale parametro non supera i 126 mila, zavorrato soprattutto dai valori del secondo semestre che hanno fatto registrare una intensa frenata.Gli immobili residenziali continuano a essere venduti più da privati che da imprese: nel 2017 il 75,16% è rientrato nella prima tipologia. MUTUI FINO A 150 MILA EURO I PIÙ DIFFUSIIn aumento tra il 2016 e il 2017 anche il numero di mutui garantiti da ipoteca, che hanno mostrato un +6,68% salendo a 372,5 contratti (di cui oltre 360 mila aventi dei fabbricati per oggetto).I mutui preferiti dagli italiani sono quelli fino a 150 mila euro (il 71% del totale), ma si registra un +35,06% anche per importi fino a 500 mila euro
ISTAT: i prezzi delle case non risalgono
14 novembre 2018 I prezzi delle case in Italia registrano ancora un segno meno su base annua, nonostante il piccolo miglioramento negli ultimi mesi del 2017: l’Istat certifica infatti un calo dello 0,3% nell’ultimo trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e un +0,1% rispetto al terzo trimestre (dovuto però alle nuove costruzioni). In tutto il 2017 le quotazioni sono scese dello 0,4%.Nel suo comunicato del 6 aprile l’ISTAT ci informa che “rispetto al 2010, nel 2017 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,1% (-1,4% per le abitazioni nuove, -20,5% per le esistenti)”.Prima del 2010 le rilevazioni Istat nono esistevano, ma il calo era già in atto.La risalita dei prezzi è il tassello che continua a mancare alla ripresa immobiliare, che dal punto di vista delle compravendite è in atto da qualche anno, con il 2017 che ha fatto sfiorare i 543mila acquisti: ormai il sostanziale ritorno a un livello che gli operatori ritengono vicino a quello fisiologico (seppur ancora lontano dai livelli del 2006, che rimangono comunque un’eccezione nelle serie storiche del settore). L’Italia, dice l’Eurostat, è l’unico Paese europeo che non ha ancora visto una inversione di tendenza dei prezzi. Come mai?È la grande questione che si pongono anche gli analisti: in realtà in molti avevano previsto una risalita che, seppur in termini blandi, sarebbe già dovuta iniziare. A parte le diverse dinamiche nazionali interne, le differenze con la maggior parte degli altri Paesi europei sono comunque almeno quatto. 1) POCA STABILITÀ ECONOMICAL’Italia in questi anni rimasta più indietro sotto il profilo della crescita del Pil e dell’occupazione ed è stata al centro di turbolenze dei mercati finanziari anche per la debolezza del sistema bancario, causata a sua volta per molta parte proprio dalle sofferenze da asset immobiliari. Un potere d’acquisto più basso e bassa fiducia, unite ad un lungo periodo di stretta creditizia, hanno indebolito la domanda, che resta soprattutto legata alla prima casa e che non è in grado di sostenere prezzi più elevati degli attuali. 2) CALO DEI PREZZI TROPPO LENTOIn Italia – a causa di un tradizionale attaccamento al mattone da parte delle famiglie, con proprietari non disposti ad abbassare subito le loro “pretese” sul mercato – non c’è stato un veloce crollo delle quotazioni come spesso è successo all’estero dopo la crisi subprime. Quindi il processo di calo, nonostante abbia portato a perdere in media oltre il 25% del valore del residenziale, è stato più lento che altrove e così sta succedendo anche con la risalita. Non si può poi non considerare il punto di partenza delle quotazioni, con il grande boom che prima della crisi ha portato i prezzi alle stelle e ha reso senza dubbio più lungo il percorso di riallineamento. 3) TANTA OFFERTA DA SMALTIREL’eccesso di offerta da smaltire, inoltre, accumulata negli anni delle compravendite dimezzate e alimentata dal peso fiscale che spinge a liberarsi degli immobili, si sta rivelando più alta del previsto. E sconta anche l’incognita degli asset derivanti da crediti incagliati (Npl) ancora da piazzare sul mercato. 4) AUMENTO DELLA TASSAZIONE SULLA CASAInfine, con l’introduzione dell’Imu bisogna considerare che in Italia è aumentato di molto il peso fiscale sulla casa, con un effetto inevitabilmente depressivo sui prezzi.
Quanto tempo serve per vendere casa?
14 novembre 2018 A questa domanda ha risposto il Rapporto sul mercato immobiliare 2017 Fiaip(Federazione italiana agenti immobiliari professionali), realizzato insieme a Enea e I-Com. Prendendo in considerazione il periodo intercorrente tra la data di incarico di vendita e la data di sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita per gli immobili ad uso abitazione, i dati rilevati nel 2017 indicano una percentuale per il tempo medio di vendita per immobili ad uso abitativo: meno di un mese 4%; da 1 a 3 mesi 15%; da 3 a 6 mesi 36%; da 6 a 9 mesi 30%; oltre 9 mesi 15%. COSA SIGNIFICA? Significa che dal momento in cui hai deciso di vendere la tua casa, al momento in cui avrai trovato finalmente un acquirente, nell’81% dei casi ci vorranno da un minimo di 3 mesi fino anche a 9 mesi o più! Sei propio sicuro di voler attendere così tanto prima di veder realizzati i tuoi progetti? Scopri come vendere la tua casa in meno di 67 giorni e al miglior prezzo di mercato possibile nella nostra breve video-guida gratuita cliccando qui
Nomisma: compravendita in ripresa
14 novembre 2018 Compravendite in crescita ma ad un ritmo «fisiologicamente» più basso. È il quadro generale che emerge nel terzo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2017 stilato da Nomisma. A giudizio dell’istituto bolognese «nel 2017 l’euforia si è leggermente affievolita, lasciando spazio ad una maggiore oculatezza nelle scelte che scaturisce dalla valutazione dei fattori di debolezza ancora presenti sul mercato». La ripresa del mercato per ora riguarda gli scambi mentre sul fronte dei prezzi bisognerà ancora attendere. I DATI Per Nomisma le compravendite di abitazioni in Italia si attesteranno poco sotto le 545mila; considerando come termine di paragone il 2006 – ultimo anno della fase espansiva – il mercato residenziale si è ridimensionato di circa il 36,6%, pari a oltre 300 mila contratti stipulati in meno. «Dopo la variazione annua del +16% registrata a fine 2016, si stima una significativa riduzione della crescita (delle compravendite ndr) che dovrebbe attestarsi nell’ordine del +5% ad esito delle dinamiche che hanno interessato il segmento abitativo (+5,5%) e quello terziario e commerciale (+2,2%). Considerando invece i tempi medi di vendita e locazione, Nomisma stima che occorrano in media 6,5 mesi per alienare un’abitazione e 3 mesi per affittarla; nonostante la riduzione in atto i tempi medi di vendita risultano essere tuttora più elevati di 1,5 mesi rispetto ai livelli pre-crisi. Passando al segmento di uffici e negozi, i tempi medi di assorbimento si attestano rispettivamente a 9 e 9,5 mesi, ossia nettamente sopra i minimi dello scorso decennio (3,4 mesi per gli uffici e 3,3 per i negozi). ANCORA MOLTA STRADA DA FARE Il terreno da recuperare è ancora tanto: per quantificare la perdita di valore capitale degli immobili, fatto 100 il prezzo medio delle abitazioni nuove nel 2008 nella media dei 13 mercati, a fine 2017 tale valore è sceso a 77, con una flessione del 23% (estremi della graduatoria sono Milano con -17% e Firenze con -29%); rispetto agli uffici l’arretramento è giunto a 74, per un arretramento del 26% (con Cagliari che presenta il minore arretramento con -21% e Venezia terraferma che invece registra il gap più pesante, -32%). In ultimo i negozi, la cui riduzione media è stata del 22%, con agli estremi Venezia città con -17% e Venezia terraferma con -30%.