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Hai una casa vuota che non produce reddito?
08 novembre 2020 Stai pensando se vendere o affittare? Spesso ci sentiamo dire dai proprietari di queste case “se non la vendo resta lì”, magari pensando che anche se lo tieni lì un po’ e lo vendi quando ti verrà voglia o quando arriverà “il cliente giusto”, non ti cambierà un granché.   È importante però analizzare il fatto che una casa che non produce reddito è in perdita, facciamo un esempio. Se tu hai delle azioni in borsa che iniziano a perdere valore, le venderesti prima che sia troppo tardi giusto? Prima che il mercato rubi altro valore dalle tue tasche…giusto?   Con le case è esattamente la stessa cosa. Ogni mese, infatti, hai un segno meno derivante dalle spese condominiali (se l’appartamento è all’interno di un codominio), dalle tasse, dalle spese di ordinaria e straordinaria manutenzione. A tutte queste spese dovrai poi aggiungere il fatto che l’attuale momento di mercato non è favorevole, non è come negli anni 2000 dove bastava tenere un immobile perché questo aumentasse di valore.   Cosa fare quindi per porre subito fine alle perdite? Hai due scelte possibili: 1) Puoi trovare immediatamente un affittuario, sperando che paghi il canone con regolarità, per compensare le perdite e tornare alla quota di pareggio 2) Puoi scegliere di vendere realizzando il massimo valore in questo momento, prima che il mercato tagli ancora valore al tuo immobile e prima di rimetterci ancora migliaia di euro tra tasse e spese varie!   Se scegli la seconda opzione, contatta subito il consulente Venditafast più vicino a te:   Riccione, corso Fratelli Cervi 52 0541.313700 riccione@venditafast.it   Cattolica, via Risorgimento 24 0541.080148 info@venditafast.it   Cattolica, via Fiume 19A 0541.833323 marina@venditafast.it
Prima casa
14 novembre 2018 Scopri se puoi richiedere l'agevolazione. La legge italiana prevede una serie di agevolazioni per l’acquisto della prima casa, ossia per l’acquisto di un’abitazione da parte di una persona che, prima di allora, non sia proprietario di altri immobili. Tali agevolazioni sono di natura fiscale e riguardano principalmente le imposte da pagare al momento della compravendita. Partiamo dal concetto di prima casa: essa non è necessariamente l’abitazione utilizzata per dimorarvi, quanto piuttosto il primo immobile ad uso abitativo che viene acquistato da una determinata persona. I REQUISITI PER CHIEDERE L’AGEVOLAZIONE Il primo requisito per accedere alle agevolazioni prima casa riguarda il possesso di altri immobili. L’acquirente, o gli acquirenti, devono infatti dichiarare nell’atto di compravendita di non possedere: Altre case nel Comune in cui è situato l’immobile che si vuole acquistare con le agevolazioni prima casa Altre case acquistate con i benefici prima casa su tutto il territorio nazionale Per possesso si intende sia la titolarità esclusiva, sia in eventuale comunione con il coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione. Per i casi segnalati al secondo punto vanno considerati anche gli immobili acquistati con nuda proprietà usufruendo di agevolazioni per la prima casa. Le agevolazioni sono riconosciute soltanto per abitazioni non di lusso, le categorie ammesse alle agevolazioni prima casa sono: – A/2 (abitazioni di tipo civile) – A/3 (abitazioni di tipo economico) – A/4 (abitazioni di tipo popolare) – A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare) – A/6 (abitazioni di tipo rurale) – A/7 (abitazioni in villini) – A/11 (abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi) Come precisato dal d.p.r. n. 131 del 1986 inoltre “l’immobile deve essere situato nel comune in cui l’acquirente abbia o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come prima casa sul territorio italiano”. CONCLUSIONI Essere acquirente della “prima casa” non vuol dire dover necessariamente stabilire la residenza in quell’abitazione. La legge è chiara sul punto: la residenza dev’essere fissata nel comune in cui è situato l’immobile, non nell’immobile medesimo. In questo contesto, è sempre l’agenzia delle entrate a specificarlo, “la locazione dell’immobile acquistato con l’agevolazione non comporta la decadenza della stessa, in quanto, non si ha la perdita del possesso dell’immobile”. Leggermente diverso il caso di locazione della prima casa che sia anche abitazione principale: in quest’ultima ipotesi l’immobile acquistato non è solamente il primo ad essere acquistato, ma l’acquirente vi fissa (o dichiara che lo farà) la propria residenza ai fini della fruizione di ulteriori benefici fiscali (es. detrazione interessi passivi mutui, esenzione IMU). Secondo l’indicazione che si può desumere da una circolare del Ministero delle finanze, sebbene sia possibile la locazione parziale (es. una o più stanze), tale contratto potrebbe far venire meno, parzialmente, l’esenzione IMU. Si legge nella circolare: “particolare risulta l’ipotesi dell’abitazione principale “parzialmente locata” trattandosi al tempo stesso di un immobile non locato per la parte adibita ad abitazione principale e di un immobile locato per la rimanente parte. In tal caso si ritiene, sulla falsariga delle scelte interpretative operate ai fini IRPEF fino al 31 dicembre 2011, che debba applicarsi la sola IMU nel caso in cui l’importo della rendita catastale rivalutata del 5% risulti maggiore del canone annuo di locazione (abbattuto della riduzione spettante ovvero considerato nel suo intero ammontare nel caso di esercizio dell’opzione per la cedolare secca)” (circolare n. 3/DF Ministero dell’Economia e delle Finanze).